Aversi a cuore

Durante una sessione di selezione del personale, mi è capitato di incontrare un brillante ricercatore che mi costrinse a un’intensa riflessione sul nostro stare al mondo.
Appena seduti, curricula alla mano, mi sentii prendere da un misto di irritazione di ammirazione.

Ero amareggiata perché percepivo chiaramente che quel giovane dotato e talentuoso non era poi così interessato a fare ciò che si proponeva di fare. Insomma era lì perché qualcuno gli aveva suggerito che il suo profilo avrebbe potuto coincidere con la nostra ricerca ma in realtà la sua mente era altrove.
Non c’era un interesse specifico ad occuparsi di sondaggi e di indagine sociale e tantomeno un vivo desiderio di entrare a far parte della struttura.
Anche io d’altro canto avvertivo, sotto la sua maschera di indifferenza, uno spirito creativo, particolarmente sensibile e desideroso di crescere e di imparare.
Insomma un bel rebus: quando si incontrano persone interiormente ricche che in tempi come questi, di furbetti e aggressivi vuoti arroganti, venditori di fumo e di ignoranza crassa, cercano di ansiosamente di fare uso dei loro talenti, mi commuovo.

Dopo un colloquio di mezz’ora a cui nessuno dei due partecipò con grande interesse, era ormai scontato che lui non avrebbe accettato la mia proposta e io avevo “perso” tempo per la selezione che dovevo pur sempre fare per affrontare un incarico di ricerca. Ma proprio mentre il candidato stava riponendo i suoi appunti nella cartella, lo guardai dritto negli occhi e gli chiesi un po’ ingenuamente: “Cosa vuoi fare davvero? Cosa ti interessa sapere?”

“Non lo so bene e comunque ho paura di sbagliare, di deludere le aspettative della mia famiglia e insomma di finire in un pasticcio…”

“Dovresti rivendicare i tuo sogni più profondi e non sentirti vittima del tempo e del denaro. Fa ciò che vuoi: ogni cosa se legittima ti è possibile, perché lasci che il mondo si approfitti di te? Che ci guadagni? Sicurezza, approvazione, noia?”

Io penso che essere liberi di seguire le proprie aspirazioni sia il più gran bel dono che si possa fare a se stessi ma guardandomi intorno sono convinta che molti non facciano le loro scelte guardandosi dentro.

Prevalgono i dettati familiari, le forme sociali, le paure del diverso. E poi si passa la vita a sprecarsi in continui lamenti contro la il mondo e la società.

Pensiamoci.